"Nous ne coalisons pas des Etats, nous unissons des hommes." Jean Monnet

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Nome: Raffaello Ferone
Ricercatore post-doc presso il dipartimento di fisica dell'università di Goteborg, Svezia

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martedì, 15 luglio 2008

Scienza e società



La matematica (la scienza, ndt) ci ricorda quanto dipendiamo l'uno dall'altro, sia dalle intuizioni e dall'immaginazione di coloro che ci hanno preceduti, sia da coloro che formano le istituzioni sociali e culturali, le scuole e le università, che forniscono ai giovani un'istruzione che li mette in grando di comprendere pienamente le idee del loro tempo. E' compito di tutti noi assicurarci che la società che lasceremo ai posteri sia una comunità che sa amministrare e sviluppare il nostro condiviso patrimonio scientifico. La matematica (la scienza, ndt), infatti, è una delle attività caratteristiche dell'uomo, un'attività che ci rende pienamente umani e che, nel far questo, ci porta a trascendere noi stessi.


Donal O'Shea, La congettura di Poincaré




Science et société

Les mathématiques (la science, ndt) nous rappellent combien nous dépendons tous les uns des autres, et des intuitions et de l'imagination de ceux qui nous ont précédé, et de ceux qui constituent les institutions sociales et culturelles, les écoles et les universités, qui fournissent aux jeunes une instruction qui les rend capable de comprendre en profondeur les idées de leur temps. C'est notre tache de nous assurer que la société que nous allons laisser à nos descendants soit une communauté capable d'administrer et développer notre commun patrimoine scientifique. Les mathématiques (la science, ndt), en fait, sont parmi les activité les plus caractéristiques des hommes, une activité qui nous rend pleinement humain et qui, cela faisant, nous emmène à transcender nous même.



Donal O'Shea, La conjecture de Poincaré

Postato da: lanuovaeuropa a 00:37 | link | commenti
cultura, istruzione, futuro, università, accademia

giovedì, 28 febbraio 2008

Ma dov'è finita l'Europa?



In tutto questo gran parlare di riforme fiscali, innalzamento dei salari, sviluppo sostenibile, e tutto quanto riportato nei programmi dei diversi partiti che si presenteranno alle prossime elezioni politiche di aprile, mi sembra che un tema manchi in modo assordante all'appello. Dov'è finita l'Europa? Che fine ha fatto nei discorsi delle diverse forze politiche? Esiste ancora l'Unione Europea di cui siamo uno dei Paesi fondatori?

Ad ascoltare le dichiarazioni riportate giorno dopo giorno dai mezzi di informazione, leggendo i discorsi pronunciati in varie occasioni, si ha l'impressione che l'Italia sia un'isola circondata da un grande oceano che impedisce ogni scambio. Si odono riferimenti agli altri Paesi soltanto quando si tratta di paragonare la crescita prevista del PIL, per dire quindi che la Spagna crescerà più dell'Italia, oppure che è stata inaugurata sempre in Spagna la linea ferroviaria rapida Madrid-Barcellona. Ma la riflessione, si ferma lì, senza mai entrare nel merito, e senza mai che si giunga ad apportare al dibattito italiano alcun elemento a mio avviso costruttivo. L'Europa esiste in questo momento nel discorso politico soltanto come pietra angolare per poter giudicare quanto è fatto negli altri Paesi, senza che si cerchi di comprendere perché ciò avviene negli altri Stati e non da noi. Proprio ciò che permetterebbe invece una comparazione costruttiva, introducendo nei discorsi elementi di novità rispetto a temi che possono anche toccare da vicino le vite dei cittadini. Insomma, guardare gli altri per cercare di arricchirci. Credo che in questo modo, ci si potrebbe convincere come molti problemi non dipendano dall'inadeguatezza delle Istituzioni Repubblicane, ma da qualcosa di molto più profondo che riguarda il Popolo italiano, la sua cultura, la condivisione di valori comuni (come abbiamo già scritto qui). Ma l'esclusione di tali temi dal dibattito elettorale comporta delle perdite, e quindi un impoverimento generale, a mio modo ancor più preoccupanti.

Postato da: lanuovaeuropa a 18:04 | link | commenti
cultura, italia, esteri, europa, futuro, ricerca, unione, sarkozy, trattato, 2008

mercoledì, 09 gennaio 2008

Piccola proposta per l'assunzione di nuovi ricercatori nelle università italiane.


L'attuale struttura degli istituti di ricerca italiani ed in particolare delle università permette, a mio avviso, di poter parlare di vera e propria chiusura stagna nei confronti di qualsiasi elemento esterno. Voglio intendere con ciò che la possibilità che ricercatori, che abbiano svolto una parte dei loro studi e del loro lavoro di ricerca in un istituto terzo, sia esso in Italia o all'estero, possano poi essere assunti è molto bassa. Si assiste a casi in cui studenti diventino poi ricercatori senza aver mai messo i piedi fuori dal loro istituto; senza mai essere usciti fuori a confrontarsi con modi di pensare e lavorare differenti.

Postato da: lanuovaeuropa a 18:34 | link | commenti
italia, europa, futuro, ricerca, università, assunzioni, dottorato, impoverimento, baroni