"Nous ne coalisons pas des Etats, nous unissons des hommes." Jean Monnet

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Nome: Raffaello Ferone
Ricercatore post-doc presso il dipartimento di fisica dell'università di Goteborg, Svezia

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martedì, 15 luglio 2008

Scienza e società



La matematica (la scienza, ndt) ci ricorda quanto dipendiamo l'uno dall'altro, sia dalle intuizioni e dall'immaginazione di coloro che ci hanno preceduti, sia da coloro che formano le istituzioni sociali e culturali, le scuole e le università, che forniscono ai giovani un'istruzione che li mette in grando di comprendere pienamente le idee del loro tempo. E' compito di tutti noi assicurarci che la società che lasceremo ai posteri sia una comunità che sa amministrare e sviluppare il nostro condiviso patrimonio scientifico. La matematica (la scienza, ndt), infatti, è una delle attività caratteristiche dell'uomo, un'attività che ci rende pienamente umani e che, nel far questo, ci porta a trascendere noi stessi.


Donal O'Shea, La congettura di Poincaré




Science et société

Les mathématiques (la science, ndt) nous rappellent combien nous dépendons tous les uns des autres, et des intuitions et de l'imagination de ceux qui nous ont précédé, et de ceux qui constituent les institutions sociales et culturelles, les écoles et les universités, qui fournissent aux jeunes une instruction qui les rend capable de comprendre en profondeur les idées de leur temps. C'est notre tache de nous assurer que la société que nous allons laisser à nos descendants soit une communauté capable d'administrer et développer notre commun patrimoine scientifique. Les mathématiques (la science, ndt), en fait, sont parmi les activité les plus caractéristiques des hommes, une activité qui nous rend pleinement humain et qui, cela faisant, nous emmène à transcender nous même.



Donal O'Shea, La conjecture de Poincaré

Postato da: lanuovaeuropa a 00:37 | link | commenti
cultura, istruzione, futuro, università, accademia

domenica, 23 marzo 2008

Per favore, lottate contro la mafia.



Rileggevo l'intervista rilasciata da Roberto Saviano il 13 marzo al Corriere della Sera, in cui lo scrittore denuncia il silenzio della politica sulla questione mafiosa durante la campagna elettorale, elencando, tra le altre cose, tutte le avance da lui ricevute ad opera dei vari partiti politici allo scopo di riuscire ad averlo nelle proprie liste. Esempio fulgido di una politica in cui l'apparire, o meglio, il mostrare candidati facilmente riconoscibili dal pubblico elettore, è più importante dell'essere, ovvero del presentarsi dinanzi al suddetto elettorato con un solido impianto culturale che permetta davvero di supportare personalità di spicco nei campi più disparati, ed affrontare, quindi, la risoluzione di alcuni problemi.

Certo, la campagna elettorale rappresenta il momento di massimo marketing politico, in cui l'importante è riuscire a sedurre l'elettore, lasciandogli immaginare con pochi e semplici input quale meraviglioso Paese potrebbe venir fuori dalle urne se solo si decidesse ad affidare il proprio voto al politico di turno.

Ed allora, ad esempio, nella seppur grave situazione in cui l'economia, non soltanto italiana, ma mondiale giace, bisogna a tutti i costi rassicurarlo. Rassicurarlo con proposte che almeno sulla carta non costino niente, che non richiedano alcuno sforzo, che non presuppongano un lavoro personale da parte del cittadino. In altre parole, bisogna rassicurarlo con proposte che siano “elettoralmente commerciabili”, per usare le parole di Piero Ostellino apparse in un editoriale del giorno dopo.

Ecco, la lotta alla mafia non è un prodotto elettoralmente commerciabile, ma anzi, ne rappresenta l'antitesi. Per questo non se ne parla.

Postato da: lanuovaeuropa a 21:36 | link | commenti
cultura, politica, istruzione, programma, lotta alla mafia, elezioni 2008

domenica, 20 gennaio 2008

LA CRUSCA per voi (2)

Pubblichiamo il secondo intervento del Presidente dell'Accademia della Crusca, Professor Francesco Sabatini.


[pubbl. in “La Crusca per voi”, num. 35, ottobre (ma dicembre) 2007, pp. 1-3]

 

BISOGNO D’ITALIANO NELLE UNIVERSITÀ

LETTERA APERTA AI MINISTRI DELL’UNIVERSITÀ E DELL’ISTRUZIONE



I fatti che hanno sollecitato questo nostro intervento non si riconducono a iniziative dei due membri dell’attuale Governo, perché si sono generati spontaneamente da tempo nell’ambito dell’autonomia universitaria, ma la loro incidenza sui processi di formazione linguistica, culturale e professionale delle nuove generazioni è tale da non permettere più che la prassi in questione sia lasciata andare avanti tra l’indifferenza e l’accondiscendenza di tutti noi: cioè, senza che tale prassi entri apertamente in un quadro di valutazioni complessive sulla politica linguistica ed educativa del nostro Paese. Si spera che questa doppia aggettivazione di una linea politica non sorprenda nessuno, e cioè che tutti gli interessati a questo discorso si rendano conto che nella formazione intellettuale dei giovani i fattori linguistici hanno un ruolo decisivo, e tengano ben presente che le lingue non sono un puro mezzo neutro che permette il passaggio d’informazioni: semplici pulsanti di diverso colore, da premere a scelta per attivare l’uno o l’altro circuito nel motore della mente. La verifica di questi principi è affidata, questa volta, proprio agli argomenti concreti che emergono dal caso in esame.

Postato da: lanuovaeuropa a 16:13 | link | commenti
cultura, italia, europa, istruzione, lingue, università, accademia, crusca

mercoledì, 09 gennaio 2008

Istruzione, cultura e politica


La cultura è l'unica cosa che possa rendere gli uomini davvero liberi.
Immaginare di intraprendere una qualsiasi riforma profonda della società italiana, credendo che sia sufficiente proporre ed approvare nuove leggi perché comportamenti virtuosi fioriscano e diventino la norma è puramente illusorio. Non faremo altro in questo modo che riempire le mensole di nuovi testi giuridici che con il passare del tempo si rivelerebbero per quello che sono: contenitori di sogni e molta polvere.
Immaginare, per citare un esempio, che una riduzione di qualche punto della pressione fiscale, possa generare un meccanismo che spinga tutti coloro che le tasse non le hanno mai pagate, o spesso evase, a divenire contribuenti modello, significa sottovalutare il problema, o addirittura volerlo ignorare coscientemente. Perché se è vero che esistono ambiti in cui una riforma legislativa potrebbe apportare benefici procedurali, con una conseguente semplificazione burocratica, la stessa cosa non potrà mai avvenire nella ricerca e nella ridefinizione di una nuova forma di convivenza civile, nella nascita in ciascuno di noi di una coscienza del ruolo che occupiamo nell'ambito di una collettività formata da una moltitudine di individui; ciascuno dei quali è portatore di esigenze ed interessi molteplici ma che devono avere come fine ultimo il benessere della società nel suo complesso.

Postato da: lanuovaeuropa a 18:41 | link | commenti (3)
cultura, italia, politica, europa, istruzione, stato, kant