
Nome: Raffaello Ferone
Ricercatore post-doc presso il dipartimento di fisica dell'università di Goteborg, Svezia
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Ma dov'è finita l'Europa?
In tutto questo gran parlare di riforme fiscali, innalzamento dei salari, sviluppo sostenibile, e tutto quanto riportato nei programmi dei diversi partiti che si presenteranno alle prossime elezioni politiche di aprile, mi sembra che un tema manchi in modo assordante all'appello. Dov'è finita l'Europa? Che fine ha fatto nei discorsi delle diverse forze politiche? Esiste ancora l'Unione Europea di cui siamo uno dei Paesi fondatori?
Ad ascoltare le dichiarazioni riportate giorno dopo giorno dai mezzi di informazione, leggendo i discorsi pronunciati in varie occasioni, si ha l'impressione che l'Italia sia un'isola circondata da un grande oceano che impedisce ogni scambio. Si odono riferimenti agli altri Paesi soltanto quando si tratta di paragonare la crescita prevista del PIL, per dire quindi che la Spagna crescerà più dell'Italia, oppure che è stata inaugurata sempre in Spagna la linea ferroviaria rapida Madrid-Barcellona. Ma la riflessione, si ferma lì, senza mai entrare nel merito, e senza mai che si giunga ad apportare al dibattito italiano alcun elemento a mio avviso costruttivo. L'Europa esiste in questo momento nel discorso politico soltanto come pietra angolare per poter giudicare quanto è fatto negli altri Paesi, senza che si cerchi di comprendere perché ciò avviene negli altri Stati e non da noi. Proprio ciò che permetterebbe invece una comparazione costruttiva, introducendo nei discorsi elementi di novità rispetto a temi che possono anche toccare da vicino le vite dei cittadini. Insomma, guardare gli altri per cercare di arricchirci. Credo che in questo modo, ci si potrebbe convincere come molti problemi non dipendano dall'inadeguatezza delle Istituzioni Repubblicane, ma da qualcosa di molto più profondo che riguarda il Popolo italiano, la sua cultura, la condivisione di valori comuni (come abbiamo già scritto qui). Ma l'esclusione di tali temi dal dibattito elettorale comporta delle perdite, e quindi un impoverimento generale, a mio modo ancor più preoccupanti.
Sottoscrizione di un appello sui fatti avvenuti in occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico alla Sapienza di Roma
Sul sito dell'Osservatorio della Ricerca, è possibile sottoscrivere un appello sui fatti che hanno coinvolto in questi giorni la Sapienza di Roma. L'appello è rivolto, cito, "al Presidente della Repubblica, ai politici, alle organizzazioni sindacali, alle associazioni, a quanti operano nell’ambito della comunicazione, ai rappresentanti delle varie religioni e a tutti i cittadini perché si ristabilisca la corretta lettura dei fatti e si evitino strumentalizzazioni che possono, queste sì, rappresentare un pericolo per il dialogo e per il civile confronto delle opinioni."
Si vuole con ciò stigmatizzare la gogna mediatica cui sono stati ingiustamente sottoposti i docenti universitari in nome della presunta tolleranza delle opinioni altrui.
Sul sito è possibile trovare oltre all'appello, un'attenta descrizione e lettura di quanto avvenuto, con commenti da parte di Giorgio Parisi, Pietro Greco e Stefano Rodotà.
Riporto inoltre, di seguito, alcune brevi dichiarazioni rese ad un TG nazionale domenica 20 gennaio da una parte di quei politici che hanno preso parte in Piazza San Pietro all'Angelus del Papa. Permettono di avere una percezione della mistificazione operata, anche grazie ai mezzi di informazione, e del messaggio trasmesso al pubblico televisivo, in gran parte senza alcun contraddittorio.
Alla domanda: "Perché lei è oggi presente qui in Piazza San Pietro?", hanno così risposto:
On. P. Casini, UDC: "Per affermare il valore della libertà e dell'identità cristiana dell'Italia e soprattutto un grande affetto al Santo Padre."
On. F. Cicchitto, Forza Italia: "Da laico per manifestare solidarietà al pontefice che da laici illiberali è stato contestato e gli è stato impedito di parlare all'Università di Roma."
On. A. Rochi, Alleanza Nazionale: "Per testimoniare una grande solidarietà umana al Santo Padre. Per cercare insieme di lavare quell'affronto, quell'offesa che è stata fatta da una cultura di sinistra vetero-marxista nei confronti del Santo Padre."
On. D. Santanché, La Destra: "Dal Papa una grande lezione di umiltà."
On C. Mastella, UDEUR: "Chiediamo scusa per quegli imbecilli che non hanno consentito questo."
On. M. Borghezio, Lega Nord: "Non è una presenza politica e un significato metapolitico può sicuramente averla questa grande risposta popolare."
Naturalmente nessun cenno a quanto realmente accaduto. Parafrasando Marco Travaglio, potremmo dire che i fatti sono scomparsi per non disturbare le opinioni.
LA CRUSCA per voi (2)
Pubblichiamo il secondo intervento del Presidente dell'Accademia della Crusca, Professor Francesco Sabatini.
[pubbl. in “La Crusca per voi”, num. 35, ottobre (ma dicembre) 2007, pp. 1-3]
I fatti che hanno sollecitato questo nostro intervento non si riconducono a iniziative dei due membri dell’attuale Governo, perché si sono generati spontaneamente da tempo nell’ambito dell’autonomia universitaria, ma la loro incidenza sui processi di formazione linguistica, culturale e professionale delle nuove generazioni è tale da non permettere più che la prassi in questione sia lasciata andare avanti tra l’indifferenza e l’accondiscendenza di tutti noi: cioè, senza che tale prassi entri apertamente in un quadro di valutazioni complessive sulla politica linguistica ed educativa del nostro Paese. Si spera che questa doppia aggettivazione di una linea politica non sorprenda nessuno, e cioè che tutti gli interessati a questo discorso si rendano conto che nella formazione intellettuale dei giovani i fattori linguistici hanno un ruolo decisivo, e tengano ben presente che le lingue non sono un puro mezzo neutro che permette il passaggio d’informazioni: semplici pulsanti di diverso colore, da premere a scelta per attivare l’uno o l’altro circuito nel motore della mente. La verifica di questi principi è affidata, questa volta, proprio agli argomenti concreti che emergono dal caso in esame.
Dignità del Paese o avvocati dell'ideologia?
L'articolo 52 della legge finanziaria 2008 appena licenziata dal Senato, recita, tra l'altro: “...Per incrementare l'assegno di dottorato di ricerca il fondo ordinario è aumentato di 40 milioni di euro l'anno dal 2008 al 2010. ”. Alcune prime stime provvisorie parlano di un possibile futuro stipendio per un dottorando di circa 1100-1200 euro mensili. Ovverosia, uno stipendio allineato a quanto pagato da altri grandi Paesi europei per i propri studenti.
L'emendamento è stato proposto dal professore Valditara, senatore nelle file di Alleanza Nazionale, ed è stato approvato contro il parere negativo del relatore di maggioranza, ma con i voti favorevoli di alcuni indipendenti, come Rossi, Turigliatto, Fisichella. E con il voto contrario, ma apparentemente “sofferto” di esponenti della maggioranza.
Spogliare una donna (e svilire la fotografia) per qualche euro in più
Queste mie brevi riflessioni hanno preso spunto dalla rubrica “Lettere al Direttore” curata da Vittorio Zucconi sul sito web del quotidiano La Repubblica. In particolare, la mia attenzione è stata destata dalla risposta ad un lettore che chiedeva come mai sul sito del quotidiano francese “Le Monde”, non vi fossero tante “belle donne discinte” come invece appaiono quotidianamente sul sito di Repubblica. La pronta risposta del direttore è stata che “forse i francesi preferiscono vedere le gambe del loro presidente mentre fa jogging”, aggiungendo, per terminare, che “chacun à son goût”. Imbattibile. Ma non è finita qui. Qualche tempo addietro, ad una lettera da parte di una lettrice che si rallegrava di poter sfogliare il quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine senza incappare continuamente in donne poco vestite, seguì una risposta assai piccata in cui il giornale fu definito, più o meno, noioso per quel suo stile austero.
Istruzione, cultura e politica
La cultura è l'unica cosa che possa rendere gli uomini davvero liberi.
Immaginare di intraprendere una qualsiasi riforma profonda della società italiana, credendo che sia sufficiente proporre ed approvare nuove leggi perché comportamenti virtuosi fioriscano e diventino la norma è puramente illusorio. Non faremo altro in questo modo che riempire le mensole di nuovi testi giuridici che con il passare del tempo si rivelerebbero per quello che sono: contenitori di sogni e molta polvere.
Immaginare, per citare un esempio, che una riduzione di qualche punto della pressione fiscale, possa generare un meccanismo che spinga tutti coloro che le tasse non le hanno mai pagate, o spesso evase, a divenire contribuenti modello, significa sottovalutare il problema, o addirittura volerlo ignorare coscientemente. Perché se è vero che esistono ambiti in cui una riforma legislativa potrebbe apportare benefici procedurali, con una conseguente semplificazione burocratica, la stessa cosa non potrà mai avvenire nella ricerca e nella ridefinizione di una nuova forma di convivenza civile, nella nascita in ciascuno di noi di una coscienza del ruolo che occupiamo nell'ambito di una collettività formata da una moltitudine di individui; ciascuno dei quali è portatore di esigenze ed interessi molteplici ma che devono avere come fine ultimo il benessere della società nel suo complesso.
Piccola proposta per l'assunzione di nuovi ricercatori nelle università italiane.
L'attuale struttura degli istituti di ricerca italiani ed in particolare delle università permette, a mio avviso, di poter parlare di vera e propria chiusura stagna nei confronti di qualsiasi elemento esterno. Voglio intendere con ciò che la possibilità che ricercatori, che abbiano svolto una parte dei loro studi e del loro lavoro di ricerca in un istituto terzo, sia esso in Italia o all'estero, possano poi essere assunti è molto bassa. Si assiste a casi in cui studenti diventino poi ricercatori senza aver mai messo i piedi fuori dal loro istituto; senza mai essere usciti fuori a confrontarsi con modi di pensare e lavorare differenti.
Gli immigrati. Quale integrazione?
Gli scontri tra forze dell'ordine ed immigrati cinesi a Milano hanno riproposto con violenza il tema dell'immigrazione e dell'integrazione.
Si sono ascoltate e lette dichiarazioni cariche di aggressività e rabbia da parte di italiani che non hanno fatto altro che riproporre il solito refrain: “questa è gente che non vuole imparare la nostra lingua, non vuole condividere i nostri usi e costumi, non vuole accettare quelli che sono i nostri valori, non vuole, in altre parole, integrarsi”.
Naturalmente, l'episodio è stato strumentalizzato da frange della destra xenofoba per dare risonanza alle bieche richieste razziste di cui si fanno portatrici.
Faccio fatica però a far scorrere parallelamente i temi dell'immigrazione e dell'integrazione; almeno sino a quando mi si obbliga a vedere il secondo come una condizione necessaria per una completa e sincera accettazione dello straniero.