
Nome: Raffaello Ferone
Ricercatore post-doc presso il dipartimento di fisica dell'università di Goteborg, Svezia
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Ma dov'è finita l'Europa?
In tutto questo gran parlare di riforme fiscali, innalzamento dei salari, sviluppo sostenibile, e tutto quanto riportato nei programmi dei diversi partiti che si presenteranno alle prossime elezioni politiche di aprile, mi sembra che un tema manchi in modo assordante all'appello. Dov'è finita l'Europa? Che fine ha fatto nei discorsi delle diverse forze politiche? Esiste ancora l'Unione Europea di cui siamo uno dei Paesi fondatori?
Ad ascoltare le dichiarazioni riportate giorno dopo giorno dai mezzi di informazione, leggendo i discorsi pronunciati in varie occasioni, si ha l'impressione che l'Italia sia un'isola circondata da un grande oceano che impedisce ogni scambio. Si odono riferimenti agli altri Paesi soltanto quando si tratta di paragonare la crescita prevista del PIL, per dire quindi che la Spagna crescerà più dell'Italia, oppure che è stata inaugurata sempre in Spagna la linea ferroviaria rapida Madrid-Barcellona. Ma la riflessione, si ferma lì, senza mai entrare nel merito, e senza mai che si giunga ad apportare al dibattito italiano alcun elemento a mio avviso costruttivo. L'Europa esiste in questo momento nel discorso politico soltanto come pietra angolare per poter giudicare quanto è fatto negli altri Paesi, senza che si cerchi di comprendere perché ciò avviene negli altri Stati e non da noi. Proprio ciò che permetterebbe invece una comparazione costruttiva, introducendo nei discorsi elementi di novità rispetto a temi che possono anche toccare da vicino le vite dei cittadini. Insomma, guardare gli altri per cercare di arricchirci. Credo che in questo modo, ci si potrebbe convincere come molti problemi non dipendano dall'inadeguatezza delle Istituzioni Repubblicane, ma da qualcosa di molto più profondo che riguarda il Popolo italiano, la sua cultura, la condivisione di valori comuni (come abbiamo già scritto qui). Ma l'esclusione di tali temi dal dibattito elettorale comporta delle perdite, e quindi un impoverimento generale, a mio modo ancor più preoccupanti.
Discorso del Presidente della Repubblica Francese Nicolas Sarkozy dinanzi al Parlamento europeo
Strasburgo, martedì 13 novembre 2007
Signor Presidente del Parlamento europeo,
Signore Deputate, Signori Deputati,
Signor Presidente della Commissione,
Signore e Signori
Vi ringrazio di avermi invitato a prendere la parola dinanzi a voi, in questo luogo dove batte il cuore democratico dell'Europa.
Vi ringrazio di darmi l'occasione di farlo ora, nel momento in cui, dopo essere sembrata sul punto di vacillare, l'Europa si desta e riparte in avanti.
Vi ringrazio di permettermi di rinnovare dinanzi a voi l'impegno europeo della Francia e di dirvi che il “no” alla Costituzione europea non era, per il popolo francese, l'espressione di un rifiuto dell'Europa, ma la richiesta di maggiore attenzione nei suoi confronti.